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Habemus

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Habemus

L’Habemus di San Giovenale si presenta nel calice di un colore rosso rubino intenso. Al naso è un seducente rincorrersi di profumi floreali e di frutti di bosco in confettura cui si uniscono a sentori di erbe mediterranee e a note di spezie dolci e scure.

Il sorso è equilibrato e potente allo stesso tempo, sostenuto da una struttura poderosa e da un gusto ricco esaltato da una scia di freschezza di incredibile persistenza.

88,00 

Specifiche

Tipologia Rosso
Denominazione Lazio IGT
Annata 2021
Alcol 15,00%
Nazione Italia
Regione Lazio
Temperatura di Servizio 18°/20°
Fermentazione e Affinamento Affina 20 Mesi In Barrique E 6 Mesi In Bottiglia
Abbinamento Costata del Salernitano, spezzatino di scottona con pomodorini e rucola, Pappardelle al cinghiale
Uvaggio Grenache 40%, Syrah 30%, Carignano 20%, Tempranillo 10%
Note Contiene Solfiti

Storia del Produttore

La struttura è basata sul concetto di eco-sostenibilità: terminata nel 2012 e disegnata dall’architetto Michela Esposito, è a impatto zero con un impianto fotovoltaico e geotermico che la rende autonoma dal punto di vista energetico. “Il fotovoltaico, la geotermia, i tetti verdi che ricoprono la bottaia, le pareti e le coperture ventilate mi permettono di conservare l’energia per non ricorrere a combustibili fossili.”

Nella produzione di Habemus, le uve diraspate effettuano la macerazione per due settimane in contenitori di acciaio Lejeune, che garantiscono la più avanzata tecnologia. La fermentazione è innescata da lieviti indigeni. A processo ultimato, il vino passa in barrique nuove dove sosterà per 20 mesi (30 mesi per il Cabernet Franc etichetta rossa). “Sulle barrique non bado a spese: cerco di ottenere i legni più stagionati di aziende importanti come Cavin, Meyrieux , Laurent, Gauthier.” Dopo l’imbottigliamento, che avviene senza filtrazioni, il vino sosta in cantina per sei mesi.

Noi avevamo a casa un libro delle ricette e, con le mie bambine lo avevamo intitolato “trattoria virtuale del Piccolo Paradiso”: questo è il mio posto, San Giovenale l’ho creata per ringraziarlo ed il nome non è stato casuale. Potevo chiamarla in qualsiasi modo, la scelta del nome è un ringraziamento a questo luogo: mi ha messo alla prova e ha tirato fuori cose di me che non mi aspettavo, ho avvertito il senso della sfida e, da questo punto di vista, mi piace pensare che San Giovenale sopravvivrà a me”.